Il mercato del lavoro nel Rapporto ISTAT 2010

E’ un mercato del lavoro caratterizzato dall’onda lunga della crisi, pur in presenza di qualche segnale di ripresa, quello che emerge dal Rapporto annuale ISTAT sulla situazione del Paese nel 2010, presentato al Parlamento il 23 maggio dal presidente dell’istituto Enrico Giovannini.

E’ un mercato del lavoro caratterizzato dall’onda lunga della crisi, pur in presenza di qualche segnale di ripresa, quello che emerge dal Rapporto annuale ISTAT sulla situazione del Paese nel 2010, presentato al Parlamento il 23 maggio dal presidente dell’istituto Enrico Giovannini.

Dal III° capitolo del Rapporto, dedicato all'analisi del Mercato del Lavoro, emerge un impatto marcato della crisi sull’occupazione: nel biennio 2009- 2010 gli occupati sono scesi di 532 mila unità, dei quali più della metà residente nel Mezzogiorno.

 

L’occupazione rimane stabile per le donne, ma peggiora la qualità del loro lavoro. È scesa l’occupazione qualificata, tecnica e operaia (-170 mila unità), ed è aumentata soprattutto quella non qualificata (+108 mila unità). Si tratta soprattutto di italiane impiegate nei servizi di pulizia a imprese ed enti e di collaboratrici domestiche e assistenti familiari straniere.

 

Un secondo fattore di peggioramento è dato dalla crescita del part time (+104 mila unità rispetto a un anno prima), quasi interamente involontaria e concentrata nei comparti di attività tradizionali (commercio, ristorazione, servizi alle famiglie e alla persona) che presentano orari di lavoro poco adatti alla conciliazione con i tempi di vita. Permane inoltre tra le donne una maggiore diffusione del lavoro temporaneo: 14,3 per cento contro il 9,3 per cento degli uomini.

Un terzo indicatore del peggioramento della qualità del lavoro femminile riguarda la crescita delle donne sovraistruite, ovvero quelle con un lavoro che richiede una qualifica più bassa rispetto a quella posseduta. Fra le laureate, il fenomeno della sovraistruzione interessa il 40 per cento delle occupate (31 per cento tra gli uomini) e abbraccia tutto il ciclo della vita lavorativa.

Un ulteriore aspetto della qualità del lavoro concerne il permanere di una notevole disparità salariale di genere. Infatti, la retribuzione netta mensile delle lavoratrici dipendenti è in media di 1.077 euro contro i 1.377 euro dei colleghi uomini, in termini relativi circa il 20 per cento in meno. Il divario si dimezza considerando i soli impieghi a tempo pieno (rispettivamente, 1.257 e 1.411 euro).

La partecipazione delle donne al mercato del lavoro continua a essere molto più bassa in Italia rispetto al resto d’Europa. Nel 2010 il tasso di occupazione femminile si è attestato al 46,1 per cento, 12 punti percentuali in meno di quello medio europeo. L’indicatore è al 55,6 per cento per le madri (68,2 il corrispondente tasso europeo). Quando il minore ha un’età compresa tra i sei e i dodici anni il tasso di occupazione è pari rispettivamente al 55,8 e al 71,4 per cento.
 

Per approfondimenti: